giovedì 29 settembre 2016


José Antonio Primo de Rivera
 (Madrid, 24 aprile 1903 - 
Alicante, 20 novembre 1936)


Di origini alto borghesi, era il figlio del generale Miguel Primo de Rivera, che fu dittatore di Spagna dal 1923 al 1930. José Antonio era avvocato e fu editore del giornale di estrema destra “El Fascio” e del periodico “ABC”. Nel 1933 fondò la Falange Spagnola (o Falange Azzurra, poi, dopo la sua morte, anche del Cristo Re o del Sacro Cuore di Gesù), che aveva come programma quello di rendere la Spagna uno stato a ispirazione definiamo fascista, trascendente la lotta di classe. Nelle elezioni generali della primavera del 1936 la Falange ottenne solo lo 0,7% dei voti, ma crebbe rapidamente e in luglio contava già 40.000 membri iscritti. Primo de Rivera fu un sostenitore della rivolta militare del luglio 1936 contro il governo repubblicano e durante la Guerra Civile Spagnola la Falange divenne il movimento politico dominante tra i nazionalisti. Fu lo stesso de Rivera che scrisse il testo dell’inno falangista “Cara al Sol”.

Nel 1936 il governo repubblicano dichiarò illegale la Falange, in quanto responsabile di disordini pubblici, tra cui il tentato omicidio del professore di diritto Luis Jiménez de Asúa, e ne arrestò il capo, cioè de Rivera, e lo rinchiuse prima nel Carcere Modello di Madrid poi, dal 5 giugno, ad Alicante, dove si trovava quando il 18 luglio si attuò il colpo di stato militare di Emilio Mola e Francisco Franco, che diede il via alla Guerra Civile (1936-39). José Antonio rimase prigioniero ad Alicante fino a quando venne giustiziato il 20 novembre 1936. Il regime di Francisco Franco sviluppò un culto della personalità attorno a de Rivera. Egli era un “martire della Crociata” (si veda “El Ausente”… “L’Assente”). Sui muri esterni di ogni parrocchia spagnola fu posta per ordine di Franco (El Caudillo) una targa che commemorava i soldati locali morti durante la Guerra Civile (”Caídos por Dios y por España”… “Caduti per Dio e la Spagna”). Il nome di de Rivera era il primo della lista su ogni targa e il nome José Antonio divenne molto diffuso in Spagna. La sorella di José Antonio, Pilar Primo de Rivera, fondò la Sección Femenina (il ramo femminile della Falange). La Sección Femenina svolse un gigantesco lavoro ricompilando sistematicamente tutte le differenti tradizioni delle regioni spagnole (gastronomia, musica, danze etc.). Franco ordinò la costruzione (tramite il lavoro forzato dei prigionieri politici) del mausoleo della Valle de los Caídos, dove oggi giace il corpo di de Rivera. Quasi quarant’anni dopo (nel 1975), il 20 novembre (giorno in cui venne fucilato José Antonio), Franco morì (era stato tenuto in vita tramite accanimento terapeutico proprio per questo) e il suo corpo fu sepolto a fianco di quello di de Rivera.

José Antonio non considerava il suo movimento (chiamato nazionalsindacalismo) come fascista, in quanto i due avevano in comune solo l’esaltazione del concetto nazionale. Il 20 novembre rimane ancora una data simbolica per l’estrema destra spagnola ed europea. L’ultima statua rimasta in Spagna di Primo de Rivera venne rimossa da Guadalajara nel marzo 2005 dopo che il governo decise che non era adatta per uno stato democratico. C’era anche la preoccupazione che fosse divenuta un luogo di pellegrinaggio per gli estremisti di destra di tutto il continente (… ed era vero).
Il movimento politico denominato Falange Espanola (y de las J.O.N.S.) nacque, come ho scritto sopra, nei primi anni ‘30 a Madrid dall’ Unione della Falange di Josè Antonio Primo de Rivera con le Juntas de las Ofensivas Nacional Sindacalistas (oppunto J.O.N.S.) di Onesino Redondo Ortega e Ramiro Ledesma Ramos.


José Antonio Primo de Rivera e Ramiro Ledesma Ramos

Il movimento, che si definiva nazional-sindacalista, proponeva un programma di tipo rivoluzionario, in parte ispirato ai movimenti nazionalisti/fascisti europei dell’epoca, che coniugava il rispetto dei tradizionali valori storici spagnoli con una politica di forte rivolgimento sociale caratterizzata dall’instaurazione di un ordinamento di tipo corporativo, dalla socializzazione dei mezzi di produzione e dal superamento della democrazia parlamentare a favore di nuovi strumenti di partecipazione popolare (”verticalismo totalitario”). Ebbe sempre un forte orientamento nazionalista, anti socialista e anti liberale. Il nuovo raggruppamento fu presentato il 4 marzo del 1934 al Teatro Calderon di Valladolid in conseguenza dell’accordo del precedente 13 febbraio tra Primo de Rivera e Ramiro Ledesma. I simboli del nuovo movimento furono la bandiera rossa e nera delle J.O.N.S. e il giogo, con un fascio di cinque frecce, tradizionale emblema dei primi Re cristiano-cattolici.

Nell’ottobre del 1934 si tenne il primo Consiglio Nazionale a Madrid durante il quale Josè Antonio fu nominato capo unico e furono adottati la famosa Camisa Azul (Camicia Azzurra), come uniforme, e il saluto romano. Successivamente fu fondato “Arriba Espana” l’organo ufficiale del movimento. Le fortune politiche della Falange procedettero a fasi alterne fino alle elezioni del febbraio 1936 vinte dal Fronte Popolare; da quel momento i militanti del movimento crebbero costantemente, passando dai 40.000 del 1936 agli oltre 500.000 del 1939 (questo alla fine della Guerra Civile). Come ho detto, il 14 marzo 1936 José Antonio fu arrestato dalla polizia politica dopo che la sua elezione nel distretto di Cuenca era stata invalidata per privarlo dell’immunità parlamentare. Il 18 luglio con l’Alzamiento (il colpo di stato) militare guidato dai generali Francisco Franco, Emilio Mola e Josè Sanjurjo scoppiò la Guerra Civile e il successivo 20 novembre, dopo un processo sommario di dubbia legalità, tenutosi tra il 13 ed il 18 novembre, Josè Antonio venne fucilato nel carcere di Alicante, dove era detenuto. Nei mesi successivi caddero anche tutti gli altri capi del movimento, nessuno dei quali sopravvisse alla guerra. La debolezza politica dei nuovi dirigenti favorì il decreto di unificazione del 19 aprile del 1937 con il quale Franco unì sotto il suo comando i movimenti nazionalisti, fondendo la Falange e la Comunione Tradizionalista nel nuovo Partito Unico “Falange Espanola Tradicional y de las JONS” di cui si autoproclamò (indegnamente) Capo Nazionale (non avendone la statura né morale né politica). La maggior parte dei falangisti, per interesse o paura, accettò la confluenza nel “Movimiento Unificado” di Franco, mentre quelli che si opposero vennero arrestati, processati e alcuni giustiziati. Il capo del movimento, Manuel Hedilla (già fedele a de Rivera e suo segretario), che rifiutava di riconoscere l’autorità politica di 
Franco, fu condannato a morte per alto tradimento. La condanna venne poi commutata (per non creare disordini), ma Hedilla restò in carcere fino alla fine degli anni ‘40. L’attività politica dei falangisti dissidenti continuò nella clandestinità sino alla morte di Franco. La Falange (diventata del tutto ‘franchista’) partecipò attivamente alla Guerra Civile con suoi reparti militari, che costituivano, in genere, le truppe d’assalto delle divisioni nazionaliste. Successivamente Franco, che non era né diventò mai falangista, ne sterilizzò gradualmente gli impulsi, utilizzando il movimento e la sua ideologia a proprio uso e consumo e per contrapporsi simbolicamente alle ideologie socialista, marxista e liberale che riteneva nemiche della tradizione spagnola. Quindi nel lungo periodo della sua dittatura, la Falange e il suo fondatore restarono sempre e solo vuoti simboli a sostegno di un potere autocratico e grossolano. Il programma politico e sociale della Falange non fu mai realizzato, neppure in minima parte, e dopo la fine degli anni quaranta, con la graduale emarginazione di Serrano Suner (cognato di Franco e capo dei falangisti) i suoi uomini non occuparono più significative posizioni di potere e di governo. Sebbene la Spagna si disse neutrale durante il Secondo Conflitto Mondiale, ‘liberi’ volontari spagnoli (messicani, argentini, uruguayani, paraguayani) inquadrati nella Falange, combatterono a fianco dei nazisti sul fronte orientale, contro i bolscevichi.


Onésimo Redondo Ortega e José Antonio Primo de Rivera


Per concludere: José Antonio è stato un figlio dei suoi tempi e di una Spagna dilaniata da secoli di decadenza politico economica e sospesa tra una destra conservatrice (latifondisti, alto clero e varie componenti monarchiche ancorate a conflitti dinastici e prive del produrre un minimo di rinascita nazionale) e una sinistra fortemente influenzata da una lotta di classe violenta e oltranzista. In questo quadro oltremodo desolante, premonitore di quella che poi sarebbe diventata una guerra fratricida, José Antonio maturò il suo pensiero politico-patriottico-anticlericale (a mio avviso anticipatore di quelle che furono le idee propugnate dal fascismo della RSI). Dopo una brevissima esperienza nelle file monarchiche, che seguì la morte del padre, si rese conto che quella destra era troppo ottusa, vincolata al passato e legata ai propri
interessi economici e ai privilegi per poter divenire promotrice della nuova Spagna, così maturò la necessità di creare qualcosa di nuovo nella politica spagnola, slegato da interessi di parte e sensibile ai reali bisogni della comunità nazionale. Nacque così il movimento della Falange che per stessa definizione di Josè Antonio doveva essere un “antipartito”, slegato dalla destra monarchica, clericale e conservatrice, che disprezzava fortemente, e contrapposto, ovviamente, alle sinistre e al sistema democratico-repubblicano instauratosi in Spagna in quegli anni. La Falange doveva formarsi tra le componenti sane della Spagna motivate dall’idea imperiale, ma non nostalgiche, forti di valori millenari, ma non corrotte dalle brame di potere e ottenebrate da una Chiesa ormai priva di umanità e di già lontana dalle sue ‘origini’. Queste componenti erano ovviamente i giovani. Il mito della giovinezza, in parte preso a prestito dal Fascismo Mussoliniano, divenne un cardine della Falange e trovò applicazione pratica nella regola di voler accettare all’interno del movimento solo persone sotto i quarantacinque anni d’età. Il nuovo movimento doveva poi staccarsi dallo “spirito borghese della rassegnazione davanti agli eventi” e divenire artefice del grande progetto di una nuova Spagna poi di una nuova Europa. Questo spirito antiborghese fece avvicinare José Antonio agli ambienti movimentisti dei nazionalsindacalisti di Ledesma Ramos. La componente nazionalsindacalista in cui permanevano forti simpatie anarchiche (da ciò la bandiera rosso-nera falangista), dopo una iniziale e forte diffidenza nei confronti del borghese avvocato castigliano, oltretutto figlio di un dittatore, divenne la spina dorsale del movimento.

José Antonio Primo de Rivera in carcere, pochi attimi prima di venire giustiziato

Infine de Rivera propugnava “la terza via”, cioè l’uomo nobile-aristocratico, nell’accezione alta dei termini, figura tipica di una certa destra ‘estetica’, unito agli ideali e alle rivendicazioni sociali proprie della sinistra. Allo scoppio della Guerra Civile e negli anni precedenti José Antonio non mutò mai idea a riguardo della destra spagnola, così come della sinistra. A chi propugnava l’odio di classe ribatteva l’importanza dell’unità della Patria intesa nel suo significato più alto di unità d’intenti della comunità verso fini più elevati, e a chi cercava di abbattere le profonde ingiustizie sociali prometteva riforme radicali in segno opposto. Quindi, con lo scoppio della Guerra Civile, de Rivera fu imprigionato dalle truppe repubblicane e giustiziato con complice disinteresse di Franco e dei suoi generali. La sinistra repubblicana si sbarazzò, così, dell’unico “soldato politico” che il fronte opposto presentava e la destra, guidata e sorretta dal trucido, opportunista e bieco ‘generalissimo’ Franco, si giovava della perdita di un alleato mai troppo amato (perché fin troppo intellettuale) e ne faceva un martire. I ringraziamenti e le pubbliche ovazioni di Franco al fondatore della Falange furono strumentali a mantenere la componente dottrinariamente più elevata all’interno del suo (basso) regime politico e nessuna riforma reale in senso corporativo fu attuata dal Caudillo (uomo privo di spiritualità e slancio sociale). Alla fine i grandi nemici di Destra e Sinistra di de Rivera ebbero il sopravvento, ma rimangono ancora i suoi scritti a ricordarci la statura di quel sommo utopista e fine uomo di cultura.



Gli ultimi istanti di vita di José Antonio



Alicante carcere di provincia, dove José Antonio è stato in carcere, condannato a morte e giustiziati nel cortile della prigione.
Che cosa hanno fatto con te, dopo il completamento del processo?
Alla nostra domanda, Miguel Primo de Rivera, con grande commozione nel discorso, rispose:
Alle tre del mattino, dopo il completamento di un voto che ha negato revisione del processo, ha ritirato la Corte ha condannato a noi. Margot è stata presa al suo posto in carcere. Jose Antonio e pensava che porterebbe alla cella n. 10, dove avevamo dormito prima. Ma non lo fece.
Avevo solo portato ad essa. Jose Antonio è stato portato ad un altro. Questa separazione mi ha riempito di tristezza. Potrebbe frase eseguiti immediatamente? Con l'incubo dormito tutta la notte. Già il giorno 19, quando la vacanza, ho aperto la cella dicendo che potrebbe uscire in cortile. Aveva, naturalmente, utile o voglia di andare fuori, nel buio presentimento sequestrati dal destino di mio fratello. Stavo per dare fuori, deve essere consegnato al mio dolore e il mio pensiero quando ho pensato che forse nel cortile, con riferimento da altri prigionieri, potrebbe sapere qualcosa di mio fratello.
Marche il cantiere e lì ho avuto la grande gioia e la sorpresa di trovare un Antonio José Ci siamo abbracciati e abbiamo parlato a lungo durante il giro di l'ora della nostra passeggiata. Ha detto che aveva fatto testamento e mi ha dato istruzioni dettagliate e lunghe. In sua memoria è stata non solo l'affetto della famiglia, ma tutte le persone della loro vita privata e di un modo unico la Falange.
Era la sua preoccupazione. Aveva la fede assoluta nel trionfo dei nostri ideali, e solo la tristezza del momento è stato per lui non essere in grado di aiutare i compagni nella spinta finale ...
Ho cercato di infondere speranza e mi fermò dicendo: "Michael si sa che, anche per quello che mi serve è quello di morire con dignità. Aiutami ad essa."
Quando il tempo per camminare e siamo tornati nelle nostre cellule, un'angoscia infinita nodo in gola, ma ho dovuto non master per dare un senso di debolezza, prima il fratello e che aspirano solo a morire con dignità.
Superato il 18 e il mattino successivo. Alle sei del mattino, un militante che era di guardia alla porta della mia cella mi ha detto: "Tuo fratello vuole vedere prima di morire". Si ra sua cella.
Ho aperto la porta e sorvegliata da due uomini, è andato a Jose Antonio. E 'stato su un pavimento di cellule, buio, umido e freddo. Era una prigione reale, dove si trovava. Non c'erano sedie della sala, nessuna tabella o letti. Tutti avevano trascorso la notte lì.
José Antonio stava camminando in silenzio, l'aria calma, le mani intrecciate dietro la schiena. Obbedendo a un ordine del capo della prigione, ma indossava pantaloni e camicie. Sopra di loro, un cappotto. Su varcando la porta che era sette. Una delle guardie brutalmente mi ha detto: "Alleggerisci, hai quindici minuti per l'intervista."
Jose Antonio, come sono entrato, ho detto subito in inglese in modo da non capire, "Michael gentilmente aiutami a morire, a morire con dignità, a morire come richiesto dalla Chiesa ..."
Mio fratello non avrebbe vinto noi l'emozione e non offre molto a quegli uomini che ci odiava, lo spettacolo di una debolezza. Usiamo i quindici minuti per compiere l'ultimo desiderio di mio fratello che voleva morire un cristiano. Non dimenticare mai quel momento, né dimenticare né l'esempio di rassegnazione e di fortezza con la quale mio fratello nobilitato il nostro nome.
Abbiamo dovuto separare. Nella porta della cella, i passi e il suono sinistro di fucili ricordato i preparativi terribile. Ci siamo abbracciati abbiamo voluto fare per sempre. L'ultimo abbraccio! E io ho detto con calma:
"Miguel, Spagna Up!
Mi è stata presa nella mia cella, dalle scale ho sentito la voce di mio fratello, che ha dalla sua per prendere lui al cortile della prigione. Lei urlava Up Spagna! Allora ho capito perché.
"Perché?
"Con mio fratello andò in cortile a tirare bene, con quattro compagni gli altri, due requetes e due falangi. Mio fratello ha voluto dare loro incoraggiamento.
Allora ho capito che c'erano due plotoni. Una carica con l'esecuzione di questi quattro compagni, e uno di mio fratello. Uno dei miliziani che formavano la casella di assassini di Giuseppe Antonio, quando era già vicino alla parete del cortile, pronti a ricevere il download, insieme al riparo di mio fratello. "Quello che indossare cappotto caldo!" ", ha detto José Antonio, naturalmente, ha risposto" Si possono avere subito "" No, no, quando si cade ". José Antonio sorrise, si tolse la giacca e consegnato l'atto.
Nel cortile sono stati coloro che erano morti con lui.
Hanno mirato gli echi fucile e confuso di arma da fuoco e forte la voce del capo della Falange lanciando il suo ultimo Top ...! Non erano trascorsi cinque minuti da quando ho lasciato il mio fratello e lui era appena fuori dalla porta della mia cella, ho sentito lo scarico che tagliano la sua vita ...
Sigillata che il sangue di José Antonio perfetta unità di ideali. Falangista requetes sangue e si sono riuniti nell'ora del sacrificio e sempre rivendicare un'identità assoluta.


Jose Antonio nella sua cella, al momento della scrittura, 

calmo, consapevole dei momenti tragici sua volontà.


Nelle prime ore del 20 novembre 1936 José Antonio è stato giustiziato.


Jose Antonio, è trasferito all'obitorio


Il corpo di Jose Antonio viene rimosso dalla camera mortuaria
e portati al cimitero dai miliziani di Alicante.


Il corpo di José Antonio è stato il primo a cadere in una fossa comune,
 e si preparò a ricevere il sangue del martire nella loro terra del fondatore.


José Antonio e gli altri compagni sono stati sepolti in una fossa comune.
 Il corpo di Jose Antonio e i restanti quattro.

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Da rivista "Foto"
1939
Kemer Disegni
Testimonianza di Miguel Primo de Rivera y Saenz de Heredia
Iscritto, intervistato da AR







I 27 PUNTI FONDAMENTALI DELLA FALANGE

Subito dopo la conclusione del primo Consiglio Nazionale della Falange Española de las JONS che si svolse a Madrid dal 4 al 7 ottobre del 1934, José Antonio Primo de Rivera incaricò la giunta politica - presieduta da Ramiro Ledesma Ramos - di redigere il programma della Falange. La prima bozza fu redatta da Ledesma Ramos, la quale successivamente fu modificata da Primo de Rivera per migliorarne la forma e sistemare alcune espressioni. 

NAZIONE, UNITA', IMPERO

1. Crediamo nella suprema realtà della Spagna. Fortificarla, innalzarla e accrescerla è l'improrogabile impegno collettivo di tutti gli spagnoli. Alla realizzazione di tale impegno dovranno soggiacere inesorabilmente gli interessi degli individui, dei gruppi e delle classi.

2. La Spagna è un'unità di destino nell'universale. Ogni cospirazione contro questa unità è da ripugnare. Ogni separatismo è un crimine che non perdoneremo.
La Costituzione vigente, in quanto incitante alle disgregazioni, attenta all'unità di destino della Spagna. Per questo noi esigiamo il suo istantaneo annullamento.

3. Abbiamo la volontà d'Impero. Affermiamo che la pienezza storica della Spagna è nell'Impero. Reclamiamo per la Spagna un posto preminente in Europa. Non sopportiamo né l'isolamento internazionale né la mediazione straniera.
Rispetto ai paesi dell'America ispanica tendiamo all'unificazione della cultura, degli interessi economici e del Potere. La Spagna porta il suo cardine spirituale del mondo ispanico come titolo di preminenza nelle imprese universali.

4. Le nostre forze armate - in terra, in mare e in aria - dovranno essere tanto abili e numerose quanto sarà necessario per assicurare alla Spagna in ogni istante la completa indipendenza e il posto che nel mondo le compete. Trasferiremo all'Esercito di Terra, Mare e Aria tutta la dignità pubblica che merita e faremo in modo che, a sua immagine, un senso militare della vita pervada tutta l'esistenza spagnola.

5. La Spagna tornerà a guadagnare la sua gloria e la sua ricchezza attraverso le rotte del mare. La Spagna deve aspirare ad essere una grande potenza marittima, per mezzo del rischio e del commercio.
Esigiamo per la Patria un ruolo uguale nelle flotte e nelle vie dell'aria.

STATO, INDIVIDUO, LIBERTA'

6. Il Nostro Stato sarà uno strumento totalitario al servizio dell'integrità patria. Tutti gli spagnoli parteciperanno in esso tramite la sua funzione familiare, municipale e sindacale. Nessuno parteciperà tramite i partiti politici. Sarà abolito implacabilmente il sistema inorganico, rappresentazione di bande in lotta e del Parlamento del tipo che conosciamo.

7. La dignità umana, l'integrità dell'uomo e la sua libertà sono valori eterni e intoccabili. Tuttavia è libero soltanto chi fa parte di una nazione forte e libera. A nessuno sarà consentito usare la propria libertà contro l'unità, la forza e la libertà della Patria. Una disciplina rigorosa impedirà qualunque intento diretto ad avvelenare, a disunire gli spagnoli o a muoverli contro il destino della Patria.

8. Lo Stato Nazionalsindacalista permetterà tutte le iniziative private compatibili con l'interesse collettivo, e proteggerà e stimolerà chi ne avrà profitto.

ECONOMIA, LAVORO, LOTTA DI CLASSE

9. Concepiamo la Spagna, in campo economico, come un gigantesco sindacato di produttori. Organizzeremo in modo corporativo la società spagnola mediante un sistema di sindacati verticali per rami della produzione, al servizio dell'integrità economica nazionale.

10. Ripudiamo il sistema capitalista, che non comprende le necessità popolari, disumanizza la proprietà privata e agglomera i lavoratori in masse informi, prospetta la miseria e la disperazione. Il nostro istinto ripudia anche il marxismo. Orienteremo l'impeto delle classi lavoratrici, sviate oggi dal marxismo, nel senso di esigere la sua partecipazione diretta nel grande impegno dello Stato nazionale.

11. Lo Stato Nazionalsindacalista non si porrà crudelmente da ostacolo alle lotte economiche dell'uomo, ne assisterà impassibile al dominio della classe più debole da parte di quella più forte. Il nostro regime renderà completamente impossibile la lotta di classe, in quanto tutti coloro che cooperano alla produzione costituiscono in essa una totalità organica. Disapproviamo e impediremo a tutti i costi gli abusi di un interesse di una parte sopra quello di un'altra e l'anarchia nel regime del lavoro.

12. La ricchezza ha come primo scopo - e così lo affermerà il nostro Stato - quello di migliorare le condizioni di vita di quanti costituiscono il popolo. Non è tollerabile che masse enormi vivano miserevolmente mentre alcuni altri godano di ogni lusso.

13. Lo Stato riconoscerà la proprietà privata come mezzo lecito per il compimento dei fini individuali, familiari e sociali, e la proteggerà contro gli abusi del grande capitale finanziario, degli speculatori e degli usurai.

14. Difendiamo la tendenza alla nazionalizzazione dell'attività bancaria e, tramite le corporazioni, dei maggiori servizi pubblici.

15. Tutti gli spagnoli hanno diritto al lavoro. Gli enti pubblici sosterranno necessariamente chiunque si ritroverà in chiusura forzata. Fin quando non si giungerà alla nuova struttura totalizzante, manterremo e intensificheremo tutti i benefici proporzionati al lavoratore per mezzo delle leggi sociali vigenti.

16. Tutti gli spagnoli non invalidi hanno il dovere al lavoro. Lo Stato Nazionalsindacalista non avrà la ben che minima considerazione per coloro che non compiono nessuna funzione e aspirano a vivere da ospiti a costo degli sforzi altrui.

TERRA

17. Deve essere elevato in modo risoluto il livello di vita in campagna, vivaio permanente della Spagna. Per esso prendiamo l'impegno di portare a termine senza indugi la riforma economica e la riforma sociale dell'agricoltura.

18. Arricchiremo la produzione agricola (Riforma economica) tramite i seguenti mezzi:
Assicurando a tutti i produttori della terra un costo remunerativo minimo.
Richiedendo che venga riportato alla campagna, per attrezzarla sufficientemente, gran parte di ciò che oggi assorbe la città come ricompensa dei suoi servizi intellettuali e commerciali.
Organizzando un autentico credito agricolo, che, prestando denaro al lavoratore a basso interesse, con la garanzia dei suoi beni e delle sue messi, lo redima dall'usura e dal dispotismo.
Diffondendo gli insegnamenti sull'agricoltura e sull'allevamento.
Ordinando la destinazione dei terreni a seconda delle loro condizioni e della possibile collocazione dei prodotti.
Orientando la politica fiscale in modo da proteggere dell'agricoltura e dell'allevamento.
Accelerando la costruzione di opere idrauliche.
Razionalizzando le unità di coltivazione, per eliminare tanto i latifondi inutilizzati quanto le piccole proprietà terriere antieconomiche per il loro esiguo rendimento.

19. Organizzeremo socialmente l'agricoltura tramite i seguenti mezzi: Distribuendo nuovamente la terra coltivabile per istituire la proprietà di famiglia e incoraggiare in modo energico la sindacalizzazione dei lavoratori.
Rendita della miseria nella quale vivono le masse umane, che oggi si logorano nell'arare suoli sterili, e che saranno trasferite alle nuove terre coltivabili.

20. Intraprenderemo una campagna indefessa di ripopolamento di bestiame e rimboschimento, sanzionando con severi provvedimenti coloro che la rallenteranno e facendo ricorso perfino alla necessaria mobilitazione temporanea di tutta la gioventù spagnola per questo storico impegno di ricostruzione della ricchezza patria.

21. Lo Stato potrà espropriare senza indennizzo le terre la cui proprietà è stata acquisita o sfruttata in modo illegale.

22. Sarà obiettivo prioritario dello Stato Nazionalsindacalista la ricostruzione dei patrimoni comunitari delle persone.

EDUCAZIONE NAZIONALE, RELIGIONE

23. È obbiettivo essenzialmente dello Stato, mediante una disciplina rigorosa dell'educazione, conseguire uno spirito nazionale forte e unito e creare nell'anima delle future generazioni la gioia e l'orgoglio della Patria. Tutti gli uomini riceveranno un'educazione militare che li prepari all'onore di entrare a far parte dell'Esercito nazionale e popolare di Spagna.

24. La cultura sarà organizzata in modo che nessun talento, a causa della scarsità di mezzi economici, venga soffocato. Tutti coloro che lo meritano avranno facile accesso anche agli studi superiori.

25. Il nostro Movimento integra il sentimento cattolico - di gloriosa tradizione e predominante in Spagna - alla ricostruzione nazionale.
La Chiesa e lo Stato si accorderanno sulle loro rispettive facoltà, non sarà però concessa alcuna intromissione o attività che riduca la dignità dello Stato o l'integrità nazionale.

RIVOLUZIONE NAZIONALE

26. La Falange Española de las J.O.N.S. desidera un ordine nuovo, enunciato nei sopraccitati principi. Per stabilirlo, in contrasto con la resistenza dell'ordine vigente, aspira alla rivoluzione nazionale.
Lo stile che preferirà sarà quello diretto, ardente e combattivo. La vita è milizia e bisogna viverla con lo spirito purificato dal servizio e dal sacrificio.


27. Ci sforzeremo di trionfare nella lotta soltanto con le forze soggette alla nostra disciplina. Negozieremo assai poco. Solo nella spinta finale per la conquista dello Stato gestirà il comando delle collaborazioni necessarie, sempre che sia garantita la nostra predominanza.





LAPIDE IN MEMORIA DEI LEGIONARI TREVIGIANI CADUTI IN SPAGNA






BANDIERA DEL BATTAGLIONE "PRIMENTEL"

IL GENERALISSIMO FRANCO 
DECORA I LEGIONARI ITALIANI





Roma il duce consegna ai congiunti dei caduti in Spagna le ricompense al valore 

Militanti della Falange a Saragozza nel 1936




IL Generale l Sandro Piazzoni a  Barcelona nel giugno  1939 
organizzatore  della División Flechas Negras